Art Brut

L’art c’est l’art brut et tout le monde a très bien compris.
Pas tout à fait très bien?
Bien sûr, c’est pour ça justement qu’on est curieux d’y aller voir.

Jean Dubuffet

Letteralmente arte grezza, la definizione di Art Brut è coniata negli anni quaranta del Novecento dal pittore e scultore francese Jean Dubuffet (1901-1985) per indicare quella regione eterogenea di un’arte di confine, una creatività fuori dagli schemi che nasce da una pulsione interiore, al di là di norme estetiche convenzionali e di condizionamenti culturali.

 

La definizione di Art Brut fonda le sue radici in un contesto di grande rinnovamento per l’arte e per la cultura, in una fase che nasce a partire dalla messa in questione radicale delle categorie finora accettate. Un fondamentale contributo in questo senso è stato dato dalla pubblicazione del lavoro dello storico dell’arte e psichiatra Hans Prinzhorn, Bildnerei der Geisteskanken. Assistente nella clinica psichiatrica di Heidelberg, Prinzhorn avviò la sua pioneristica ricerca nel tentativo di affrontare il problema dell’espressione artistica dei malati mentali. Per lo psichiatra tedesco, vi è un unico processo originale nella creazione artistica, «nel più eccellente dei disegni di Rembrandt come nel misero scarabocchio di un paralitico: è l’espressione unica della psiche». Il volume iniziò a circolare negli ambienti intellettuali del tempo, suscitando interesse ed entusiasmo nel mondo dell’arte e in particolar modo tra i surrealisti e nello stesso Jean Dubuffet.

 

L’Art Brut denomina dunque un’espressione artistica originale e spontanea, pura e autentica, incontaminata e scevra da preconcetti e pregiudizi. È un’arte pura e immediata, tra disagio e libertà, un’arte che «si indirizza allo spirito e non agli occhi». Per questa ragione Jean Dubuffet sceglie l’aggettivo brut, lo stesso che si utilizza nel vino per indicare prodotti con bassi residui di zuccheri (il pittore francese veniva da una famiglia di commercianti di vino e lui stesso esercitava questa professione): brut indica un livello primario, ancora privo di elaborazioni e di manipolazioni. L’arte pura che Dubuffet cercava si trova allora dove non ci si aspetterebbe, laddove non la si conosce e non si pronuncia il suo nome.


Art Brut
, Outsider Art, Arte Irregolare
: sotto questi nomi si raccolgono produzioni di creatori originali, puri, lontani dal mainstream artistico ufficiale. Si tratta di prodotti artistici non catalogabili, immediati, realizzati da autori autodidatti, disinteressati al mercato e al sistema. In queste creazioni non troviamo predeterminazione estetica, ma un’urgenza creativa, talvolta gesti ancestrali e archetipici. L’opera d’arte è qui e ora rivoluzionaria, disinteressata ai canoni e ai dettami della cultura dominante.

 

Il creatore di Art Brut si distingue dall’artista ufficiale: è l’uomo comune che crea spinto dal suo bisogno interiore. Il gesto creativo è spontaneo e disinteressato, volto unicamente a imprimere sulla superficie quell’urgenza creativa che spesso si manifesta di nascosto, rapida e fugace. A partire da un contesto di marginalità, di isolamento o di dissidenza questi creatori elaborano, costruiscono e offrono infine al nostro sguardo i loro universi immaginari, mitici, profondamente simbolici.